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beccaccia
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Scritto da Administrator   
sabato 09 febbraio 2008

Caccia alla Beccaccia (Scolopax rusticola)
 
 

 La beccaccia è uno degli uccelli più cacciati, praticamente in tutta la parte occidentale del suo areale e lungo le rotte migratorie; inoltre anche per un lunghissimo arco di tempo: grosso modo da luglio a maggio, in un Paese o nell'altro!
E' sintomatico che già nel 1806 Diezel (Hoffmann, 1887) ebbe a dire: "In trenta-quaranta anni non ci sarà più una sola beccaccia!", mentre oggi, dopo quasi due secoli, ce ne restano ancora certamente alcuni milioni.

I limiti di tempo dell'attività venatoria
Nonostante quanto appena detto, l'aumento della pressione venatoria, l'evoluzione negativa dell'ambiente in alcuni Paesi e un certo tipo di impostazione zoofila, hanno fatto sì che sorgessero preoccupazioni sulla conservazione di tale interessantissimo selvatico. Conseguentemente negli Stati dell'U.E. sono state attivate misure di notevoli restrizioni all'esercizio venatorio stesso, soprattutto in merito ai tempi di prelievo, eliminando razionalmente quasi del tutto la caccia esercitata durante la risalita primaverile, cioè in periodo riproduttivo (o appena pre-riproduttivo, comunque assai delicato) e su uccelli che già hanno subìto la pesante selezione autunno-invernale e che quindi sono il "seme" ottimale della specie, il capitale. Sfuggono a tali regole restrittive alcuni Paesi dell'Europa orientale il cui impatto negativo - un tempo trascurabile - sta assumendo risvolti estremamente pesanti in seguito all'apertura di quelle frontiere ad un turismo venatorio occidentale, di marchio prevalentemente consumistico, ben poco attento agli aspetti conservazionali e di buona gestione!

I tipi di caccia
Semplificando, esistono due tipi fondamentali di attività venatoria sulla beccaccia: la caccia all'aspetto e la caccia alla cerca con il cane da ferma.

La caccia all'aspetto
La caccia all'aspetto, assai poco sportiva, può ulteriormente essere distinta in:
- aspetto serale o mattutino, al di fuori del periodo riproduttivo, sui tragitti di spostamento (similmente sui valichi, all'alba, durante gli spostamenti migratori veri e propri): è diffusa soprattutto nei Paesi ove la beccaccia transita o sverna;
- caccia alla croule, ossia il tiro serale sulle beccacce che eseguono il volo nuziale, tra fine febbraio e fine stagione venatoria; è diffusa nei paesi ove la beccaccia nidifica (oggi è alquanto ridotta).
Entrambe queste forme di caccia non possono attualmente essere tollerate, in quanto mero esercizio di tiro su una specie fortemente cacciata e venatoriamente molto interessante, sulla quale si può svolgere un esercizio venatorio specialistico, più leale e sportivo, e, nel contempo, assai meno distruttivo.
La caccia all'aspetto serale o mattutino è proibita in alcuni Paesi, e soprattutto in quelli ove la pressione venatoria è più forte (ad esempio in Francia, proibita dal 1963 e in Italia, dal 1978); tuttavia la legge viene rispettata e applicata poco e male in entrambe le nazioni sopra citate.
La caccia alla croule è ancora permessa in alcune terre di nidificazione: in Francia è stata soppressa a partire dal 1978.
Purtroppo una ricerca condotta in Francia ha stabilito che circa i ¾ delle beccacce abbattute lo sono da cacciatori non specializzati e da quelli che cacciano all'aspetto!

La caccia alla cerca con il cane da ferma
La caccia alla cerca con il cane da ferma è, senza dubbio, quella più accettabile, purché opportunamente regolamentata nei tempi e nei carnieri, non fosse altro perché è praticata da un'élite che, nel mondo, ha fondato club di specialisti i quali, con la loro disponibilità ed autorità, sono riusciti a provocare iniziative utili alla conservazione del patrimonio di beccacce e allo studio dello stesso.
"Cacciare il più possibile uccidendo il meno possibile": è il motto del Club National des Bécassiers francese, e deve essere anche quello del vero beccacciaio, cui deve interessare la conoscenza del selvatico, dell'ambiente, l'abilità del proprio cane e il reciproco affiatamento (l'animale nerudiano "a sei zampe e una coda"!), e, solo all'ultimo, il carniere.

Norme in materia di commercio e prelievi

La proibizione del commercio
Al fine di evitare che l'interesse economico facesse degenerare la caccia e incentivasse forme d'aucupio proditorie ed illegali, in Italia ed in Francia è stato vietato il commercio della beccaccia a partire dal 1978. Diverso è l'interesse commerciale per questa specie nei vari Paesi e purtroppo attualmente (gennaio 2001) sono pervenute allarmanti notizie di un fiorente traffico illegale di beccacce soprattutto tra regioni adriatiche della ex-Jugoslavia ed il nord-est italiano a scopo rifornimento ristoranti!

La quantificazione dei prelievi
In Europa esistono Paesi in cui la caccia è gestita per tradizione razionalmente e rigorosamente, su basi tecniche, come un qualsiasi prodotto della terra: è, in definitiva, un parametro economico e come tale esistono dati circostanziati sui prelievi di tutte le specie oggetto di prelievo.
In altri Paesi i dati sono incerti e sovente ricavati grazie alla buona volontà e iniziativa di singoli ricercatori; per altri ancora non si hanno notizie di nessun tipo. Comunque, globalmente, una stima compresa fra i 2 e i 5 milioni di beccacce abbattute annualmente in Europa appare attendibile.
Per l'Italia, in attesa che uno studio in base ai tesserini regionali offra informazioni più capillari (seppur difficilmente attendibili), abbiamo eseguito una stima delle beccacce abbattute in base a un'indagine a mezzo schede pubblicate sulla stampa specializzata e distribuite ai soci del Club della Beccaccia. La relativa attendibilità si basa sul controllo reciproco di due informazioni:
- il numero di beccacce uccise da ogni cacciatore; in base al rilevamento della percentuale regionale di cacciatori che si dedica a tale caccia ed estensione delle medie di abbattimento desunte da alcuni campioni;
- il numero di beccacce uccise per unità di superficie; anche qui con stime regionali di estensioni adatte alla beccaccia.
Fino ad oggi, tuttavia, i dati ottenuti sono assai frammentari e possono solo fornire l'indicazione di un abbattimento medio annuo compreso fra 500.000 e 1.000.000 di capi. Si tratta di valori che devono essere considerati per difetto, in quanto non possono comprendere le beccacce uccise casualmente e alla posta (caccia vietata, ma pur sempre praticata), che, a quanto sembrerebbe, dovrebbero essere in numero addirittura più elevato.

Il profilo del beccacciaio specialista italiano
Sulla scorta delle risposte fornite a due questionari, uno diffuso da "Diana" e l'altro dal Club della Beccaccia (Spanò, 1984, Spanò, 1988), è possibile elaborare un profilo del beccacciaio specialista italiano. Il beccacciaio medio si dedica quasi esclusivamente (o preferenzialmente) a tale caccia, con un carniere annuo di 10-20 beccacce (5-10 i meno assidui), preferibilmente in solitario (o al massimo con un compagno affiatato), con uscite 2-3 volte/settimana per lo più in 1-2 regioni; solo 1 su 4 va all'estero (forse ora un numero maggiore), usa setter inglese (in seconda battuta pointer), fucile cal. 12 con lieve prevalenza di quello a due colpi (doppietta o sovrapposto) rispetto all'automatico.
L'età preponderante cade tra 30 e 50 anni, con massimo di frequenza tra chi ha 11-20 anni di licenza: cioè è un individuo maturo che ha già fatto le sue scelte! Fortunatamente esistono cacciatori anche ultraottantenni che ancora vanno a beccacce!
La maggioranza dei beccacciai è già sufficientemente appagata dalla ricerca di un selvatico misterioso in un ambiente affascinante, trovando sufficiente "remunerazione" nell'udirne il frullo dopo un buon lavoro del cane; solo il 5% ha dichiarato la necessità di almeno una beccaccia in carniere per dirsi contento! Parimenti, gran aprte di questi cacciatori è contraria alla caccia alla posta (vietata, ricordiamolo ancora, ma tollerata ampiamente) indicando nell'orario limitato (ore 8-16) il mezzo per eliminarla alla radice. Quasi tutti sono per un carniere controllato (2-3 beccacce per giorno) e solo il 7% si dice intollerante della limitazione. Risultano inoltre percentuali di beccacciai, noti ai soci, per lo più comprese tra 2 e 20% dei cacciatori conosciuti.

 

 
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